Palermo: a passeggio nel suo meraviglioso centro storico

Quando mi regalo una giornata per le vie del suo meraviglioso centro storico, ecco che la magia irresistibile di questa città torna a farsi sentire. Intatta e potente, come 15 anni fa torna a farmi innamorare di Palermo, delle sue strade buie, dei suo palazzi decadenti, dell'aria blasée ed indolente dei suoi abitanti sospesi tra un passato fastoso e poverissimo ed un futuro incerto e quantomai lontano da quei fasti antichi. 
Perché questa magnifica città, fondata nel VII secolo A.C. dai Fenici con il meraviglioso, dolce nome di Ziz, fiore, è tra le più antiche e nobili dell'Europa e la storia che l'ha vista vivere, cambiare e rinascere in tanti secoli, le ha regalato uno dei più affascinanti centri storici che io conosca. 

Sospeso tra il bazar turco e la casbah araba ha mantenuto intatto il suo mistero: io adoro perdermi tra questi vicoli stretti - gli aziqqa - tra splendidi palazzi barocchi, portoncini in legno sormontati da terrazzini in ferro battuto roccocò, che sfociano in piazzette piccole e chiuse, a volte in piazze monumentali con ricche fontane decorate e grandi alberi centenari. 




Una delle parti del centro che preferisco è questa che da Corso Vittorio Emanuele - il Càssaro, dall' arabo al Qasr, la fortificata - porta ai Quattro Canti di città per svoltare poi in via Maqueda sulla meravigliosa Piazza Pretoria con la sua omonima fontana. Questa, definita dal Vasari « Fonte stupendissima che non ha pari in Fiorenza » fu realizzata nel 1554 da Francesco Camilliani a Firenze appunto, fu acquistata dal senato palermitano nel 1581 e quindi trasferita a Palermo nella piazza di fronte al Palazzo Pretorio. 
Io la adoro e mi piace passeggiare intorno alle statue di marmo, ascoltando lo scorrere dell'acqua nelle vasche concentriche: adoro i ponti, le sue scalinate interne, il bellissimo recinto delimitato dalle balaustre, il suo Bacco centrale e le statue delle divinità tutte intorno. E' una fontana magica, che mi ha affascinata dal primo giorno e che mi fa perdere nel suo innegabile splendore rinascimentale.

Dal Piano Pretorio poi, attraversando l'intera piazza e costeggiando così la fontana, si passa ad un'altra bellissima piazza, Piazza Bellini, dalla quale, alzando solo un po' lo sguardo ecco che vedo le cupolette rosse tipiche di alcune delle più belle chiese della città - una delle quali è San Giovanni degli Eremiti, di cui vi parlerò in seguito.  Ecco la Chiesa di San Cataldo ed accanto, l'ingresso della Chiesa della Martorana - in realtà, Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio. 

San Cataldo, splendido esempio di mescolanza di stili - dal bizantino all'arabo-normanno - fu fondata nel 1154 ed è una delle chiese di Palermo che preferisco. Austera, semplicissima, senza fronzoli, una costruzione dove la nuda pietra ha una forza travolgente. Bellissimo l'esterno, con le ghiere e le arcate traforate di chiara influenza islamica e con le cupolette rosse rialzate e di forma semisferica che creano un bellissimo contrasto con la severità delle facciate esterne. 


L'interno è altrettanto nudo quanto l'esterno ed è fantastico entrare dalla luce accecante della cielo siciliano e ritrovarsi nella luminosa penombra delle tre cortissime navate - quella centrale sormontata dalle tre cupolette - separate da colonne. Si nota subito il grande e bel crocifisso sopra l'altare e niente altro ne distoglie lo sguardo, vista la nudità monacale del luogo. 


Subito usciti da San Cataldo, appena sopra la scalinata che porta agli ingressi, ecco la Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio, dai palermitani chiamata la Martorana - perché costruita nei pressi di un monastero benedettino fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana - . Se San Cataldo mi affascina per la sua semplice, monastica nudità, la Martorana mi incanta per la sontuosità, la perfezioni e la preziosità del suo meraviglioso interno, totalmente decorato a mosaico. 

Fondata nel 1143 è una delle più affascinanti chiese bizantine del medioevo italiano e visitandola ogni volta provo una sensazione di sbalordimento misto a stupore per la vastità e la assoluta perfezione dei suoi splendidi mosaici. (a proposito di mosaici, presto vi parlerò anche della Cappella Palatina, perla della città). 
La Chiesa appartiene all'Eparchia di Piana degli Albanesi e vi si celebra ancora oggi con rito ortodosso ed in lingua albanese per gli  arbëreshë  la minoranza italo-albanese rifugiatasi in Sicilia durante le persecuzioni turche nei Balcani. 



Sì, amo questa città, la sua completa apertura verso gente di paesi lontani, con storie e vite così diverse dalle nostre eppure così interessanti. Città dove parole come multiculturale, mutlietnico multireligioso non sono vuote, ma derivano da una storia che ha permesso ai suoi abitanti di mescolarsi con i fenici, gli arabi, i romani, i greci, i bizantini, i normanni, gli spagnoli e francesi in modo indolore e tranquillo, dando vita a bellezze artistiche e culturali nuove e strabilianti.


Questa è Palermo: chiese arabo-normanne, bizantine, barocche o romaniche -San Francesco, altra meraviglia - dove i culti, le culture, le lingue e le tradizioni si mescolano e si abbracciano a vicenda, dove la convivenza pacifica porta a tali picchi di bellezza da restare, ancora oggi, senza fiato nel visitarla.