L'Opera dei Pupi a Palermo

Gironzolando per la vecchia Palermo, quella delle viuzze strette strette del centro storico che dal Teatro Massimo si diramano tutto intorno e curiosando in Via Bara all'Olivella 52, la stradina proprio di fronte alla magnifica scalinata del Teatro, ci si imbatte in una porticina verde. Scolorita quanto basta rende affascinante e terribilmente "shabby" l'ingresso all'Opera dei Pupi dei Figli d'arte Cuticchio, una delle più antiche famiglie di pupari di Palermo. 

I Cuticchio hanno il loro Teatro, da sempre, in questa piccolissima strada, che noi in Liguria chiameremmo "carruggio" e che qui diventa semplicemente vicolo. Dall'altra parte della stradina invece si aprono il laboratorio ed il grande magazzino dove vengono sistemati, ben catalogati, i pupi a seconda dei personaggi e del ruolo che hanno nella rappresentazione. 
I pupi di tradizione palermitana (gli altri tre sono i catanesi, i napoletani ed i pugliesi) hanno origini antichissime e discendono dalle marionette siracusane del tempo di Senofonte e Socrate. I primi pupi, così come li vediamo noi ora furono messi in scena nel seicento, durante spettacoli teatrali che raccontavano le gesta di Carlomagno, Orlando e della principessa Melisendra. Da allora, i titoli delle rappresentazioni si sono mantenuti simili, e sono state aggiunte solo alcune scene di nuova concezione. 

Matilde e Giorgia adorano andare all'Opera: calarsi nello spettacolo sempre diverso e sempre nuovo per loro è un divertimento affascinante che le incolla alle panche di legno del teatro per tutto il tempo della recita. 

I titoli in cartellone sono sempre intriganti - Dal Catai a Parigi. Angelica alla corte di Carlo, Viaggio di Astolfo sulla luna, Roncisvalle, Don Turi e Gano di Magonza, Combattimento di Tancredi e Clorinda - e fanno viaggiare con la mente e l'immaginazione in contrade lontane, in mondi fatati abitati da cavalieri senza paura, principesse in pericolo da salvare e re magnanimi che regalano ai coraggiosi paladini di Francia terre, castelli e ricchezze. Le peripezie di Angelica poi sono sempre le più seguite, insieme alla storia della Barunissa di carini, la preferita di Matilde.

Comunque, devo confessare che l'Opera piace molto anche e me: mi piace immaginare il vecchio "teatro dell'arte" come doveva essere in Italia nel 1500. La stanzetta che funge da teatro è molto piccola e raccolta, le panche sono di legno povero e si sta seduti tutti insieme, grandi e piccoli. La musica è suonata dalla pianola a manovella dei primi dell'800 ancora perfettamente funzionante, i rumori degli zoccoli dei cavalli, dei tuoni, delle battaglie sono fatti a voce o con rudimentali strumenti di legno. Insomma, tutto è molto semplice ma strettamente codificato dalla tradizione e dalla sapiente arte dei pupari che recitano, anche qui come nella Commedia dell'Arte, a braccia secondo un canovaccio. 

Spesso, dopo la presentazione è possibile visitare il laboratorio teatrale dove un puparo vi svelerà alcuni dei segreti della nascita di un pupo. Insomma, un'esperienza bellissima e molto molto interessante che vi consiglio caldamente se doveste trovarvi a Palermo!